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Attività Culturali - Riflessioni ad alta voce
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Attività Culturali - Riflessioni ad alta voce

Alla radio mappamondo

Ascolto la radio soprattutto di notte. Dicono che l'insonnia è un male moderno ma per me è antico. Le mie brave due-tre o più ore a occhi aperti si presentano puntualissime fin dalla mia gioventù quando riposano gli altri. Meno male che, da un certo numero di anni in qua, le trasmissioni radiofoniche notturne tengono compagnia. Mi sto affezionando ancora alla radio perché, a differenza della televisione specie se ha il comando a distanza, non suggerisce il continuo cambio di canali, salvo quando ci si imbatte in un mattone. Ma poiché alla radio, nottetempo, dovunque ci si sintonizzi si sente musica, e la musica è sempre gradevole, una volta presa una stazione di solito la mantengo finché non mi riprende il sonno. Fu così che, per merito del notturno sul primo canale, ho appreso che Gaetano Donizetti scrisse una opera intitolata Don Sebastiano. Sia detto per inciso, chi prepara i programmi deve possedere una manina eccezionale nel pescare i pezzi più insoliti. Ma chi l'aveva mai sentito nominare questo Don Sebastiano?
Sfoglia storie della musica, sfoglia enciclopedie, ho trovato notizie scarsissime su quell'opera donizettiana. Scritta a Parigi nel 1843, il suo titolo esatto è Dom Sebastian de Portugal. Tutto qui.
Il brano trasmesso per radio è un'aria per tenore dal primo atto, che incomincia con le parole: deserto in terra. Naturalmente non ho capito un'acca del testo, essendo la tecnica del canto lirico fatta in modo da distorcere sillabe, vocali e persino consonanti a vantaggio del bel canto. Non era certo il miglior Donizetti quello che ho ascoltato, pieno di ghirigori che, a dire il vero, non gli si addicono. Generalmente la sua musica è più linda, pur nel contesto del melodramma romantico indulgente alle preziosità stilistiche. Ma io accetto tutto di buon grado anzi, più un brano è tirato fuori dalla naftalina, più volentieri lo ascolto; poco o tanto, è sempre un accrescimento culturale.
Poi, la musica, il canto allo stato puro (senza immagini) dite quel che volete mi soddisfano di più. Anzi, mi soddisfano e basta. Spesso l'immagine è riduttiva del godimento, con l'eccezione ovvia del balletto. Una trentina di anni fa si tentò di lanciare gli spettacoli cosiddetti "colori e suoni" che caddero subito nell'oblio. Persino l'orchestra non sempre mi piace vedere, ma solo ascoltare. Vi siete mai accorti che i solisti accompagnano il suono contorcendosi? Quelle manifestazioni quasi marionettistiche di sensibilità mi disturbano. Quando andavo ai concerti chiudevo gli occhi, e se a tratti li aprivo, mi accorgevo di non essere il solo.
Be, diciamo che qualcuno magari si era appisolato, ma questo è un altro discorso.
La musica va sentita "dentro" come dice Dante incontrando il musico Casella nell'antipurgatorio. Amor che nella mente mi ragiona, cominciò egli allor sì dolcemente, che la dolcezza ancor dentro mi suona. Nulla più della musica ha potenza evocativa. Evocare che cosa? Questo è il punto. Evocare sentimenti nascosti nella profondità dell'essere, ovvero ritrovare noi stessi o riunire la mente con lo spirito in zone sconosciute. Ecco perché la musica piace o, meglio, esalta e commuove. Sotto questo aspetto, tutta la musica è sacra.

R.C.

 

 

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